L’“annozero” scocca a quindici anni quando acquisto un doppio cd live di Jimi Hendrix a Woodstock. Le mie letture adolescenziali si concentrano tra Kerouac e la “beat generation”, scopro Joan Baez, Bob Dylan, il rock melodico della seconda metà degli anni Sessanta, respiro le polveri lontane del Sessantotto senza averlo mai vissuto. Mi innamoro del sogno e rapidamente mi avvicino al mondo del rock. Mio padre nota i miei gusti e li stimola suggerendomi album e gruppi: Jethro Tull, Black Sabbath, Yes, Deep Purple…cado nella terribile smania del neofita. Esploro i negozi a caccia di offerte, allargo i miei orizzonti e sbarco negli outlet di Milano. Il lontano ricordo dei rivenditori di provincia dove un disco non disponibile viene considerato “inesistente” si è ormai affievolito. Ho bisogno di sonorità sempre più pesanti, cerco evoluzioni, continuo e scopro l’heavy metal. Rapidamente assumo i caratteri, l’abbigliamento e l’acconciatura di un “lurido” metallaro. Capelli lunghi, borchie, pelle nera: a diciannove anni la prima vera mutazione è completa…inizia il delirio di viaggi, sbronze, concerti, spesso in compagnia del “padre biologico e musicale”. La musica che ascolto incarna il mio carattere e le mie passioni, esploro ogni genere calandomi in tutte le possibili sfaccettature. Dal thrasher con i jeans strappati, il gilet con le toppe e gli anfibi sporchi, al black metaller perennemente vestito di nero anche d’estate. Affondo nella mentalità malata ma guascona dell’hard rock, di chi dalla vita chiede solo birra, tipe, casino e divertimento. A vent’anni non mi perdo mai un concerto milanese, un festival estivo tra il fango, un disco appena uscito. Da sette anni ho imparato ad usare il mixer e lo sfrutto per diffondere la musica che mi piace. Non imparerò mai a suonare uno strumento musicale, né a cantare senza la gola etilica di chi si concede ampi bagordi notturni. Dopo tre anni di lunghe peregrinazioni tra Lombardia e Friuli – Venezia Giulia, approdo in un nuovo locale notturno: è il 2006 e per un anno e mezzo lavoro come dj. Inizia la storia di Sniper: nel corso di un’intera stagione lavoro fianco a fianco con gruppi hard rock, metal, crossover…alcuni da ammirare, altri da dimenticare, altri ancora da fucilare. Ma non importa: alzi il led del mixer, il volume sale, adrenalina per tutti ma nel frattempo la fiamma della passione “esclusivamente heavy” come la vita del locale si spengono rapidamente.
A marzo 2007 trovo un lavoro serio, ho ventiquattro anni e ventiquattro capelli: li ho rapati a zero dopo cinque anni di onorato servizio. Abbandono in fretta il sogno di lavorare qualche mese a Berlino come dj ebm/industrial, ma non rinuncio in agosto a visitare la capitale tedesca. Ora sto attraversando una nuova mutazione: ebm, industrial ed elettronica. Ho imparato a contestualizzare musica ed ambienti. Ascolto l’elettronica in metropolitana: Milano, Berlino, Londra. Gusto i Guns di November rain alle dieci di sera sotto le neve di Milano, mi alleno con i Judas Priest. Quando ho bisogno di sonorità nuove non mi vergogno ad ammetterlo e quando mi accusano di “tradire” o “rinnegare” me ne frego perché il “presente progressivo e vitale” è nel rinnovamento, nella tecnologia e nella creatività. Non si può vivere di ricordi, non si può morire di nostalgia, quella droga micidiale che uccide lentamente la nostra mente. Tutto quanto ho assimilato (e continuo ad assorbire) diventa uno stimolo costante, un modo per non rintanarsi in una nicchia claustrofobica: occorre aria da respirare a pieni polmoni, servono migliaia di pezzi nell’i-pod e quando la musica ti sembrerà troppo alta…sarai vecchio, amico mio!
Der Rock Sniper