Serbia – Srbija
Bibliografia
Guide Lonely Planet – Balcani nordoccidentali
Premessa
Madre di un popolo fiero ed orgoglioso della propria storia, la Serbia è una terra in cui da
secoli la vita addestra al sacrificio: una tradizione prestigiosa che ancora oggi conferisce
lustro al Paese si protrae sino ai tragici fatti di Kosovo Polje nel 1389 quando la Serbia cade
definitivamente sotto il giogo turco. Eppure il popolo serbo ha mantenuto la propria
indipendenza culturale ed etnica e si è spinta oltre: abbracciando la religione cristiano –
ortodossa ha conservato anche una rigorosa indipendenza spirituale. Da sempre votata al
comando, degna rappresentante del valore militare, la Serbia gode di un’immagine
attualmente crudele e prepotente senza considerare che per molti secoli lo stesso popolo
serbo ha subito il potere di nazioni straniere sul proprio territorio. Certamente i fatti
recenti dell’ultimo novecento non hanno aiutato la nazione ad attirare intorno a sé
simpatie, ma la questione balcanica non deve nascondere i motivi che hanno abituato i
serbi a conoscere, sia da padroni che da subordinati, l’essenza del dominio. Ancora oggi il
ricordo della battaglia di Kosovo Polje è vivo nella cultura del popolo serbo: è ancora
capace, come ha dimostrato Milosevic nel 1989 di risvegliare l’antico senso di identità
nazionale che ogni serbo mantiene con strenua continuità da quella fatidica data. La storia
dei Balcani è così ampia che un simile avvenimento può essere considerato un granello di
quella immensa spiaggia storica che ne ha coperto gli anni a seguire. La Serbia si è trovata
per secoli assediata dal giogo degli Imperi (austriaco e turco soprattutto) e non è difficile
credere che il ruolo di potenza – guida assunto all’interno della Jugoslavia di Tito le abbia
regalato l’occasione di riscattarsi.
L’ideale del soldato, del cetnico abituato agli stenti, al sacrificio, alla lotta incondizionata
per la liberazione della Grande Madre Serbia ha consentito per molto tempo di
guadagnarsi la protezione del mondo sovietico che, seppure spesso in disaccordo con Tito,
ha suscitato una innegabile simpatia nei confronti di un popolo guerriero che scrive in
cirillico ed ama il comando.
Ma sarebbe errato pensare alla Serbia come ad una semplice macchina da guerra, la
nazione serba è ricca di artisti (in particolare musicisti e registi cinematografici), atleti e
giovani promettenti che la guerra avrebbe potuto eliminare senza sconti. La figura del
contadino che lavora nella zadruga (villaggio tipico) è ancora ben radicata nella società
serba, ma Belgrado sembra essere ritornata un’ottima rampa di lancio verso la ripresa.
Fabio Ferrarini
B i b l i o g r a f i a