Con passione ed una punta di ironia mi permetto di tracciare brevi profili dei generi che conosco e delle persone che più li apprezzano.

  

Hard rock: stagionati omoni ultracinquantenni che hanno vissuto a fondo gli anni Settanta e Ottanta, molte sonorità superate ma capaci di riempire ancora concerti e scaffali dei negozi. Crescono le pance etiliche, cadono i capelli ed invecchiano le rock – star (quindi non sono più rock – star ndr). È bello pensarlo, ma è impossibile credere di vivere in eterno: eppure quando sento i Whitesnake impazzisco e con Child in time dei Deep Purple mi viene ancora la pelle d’oca.

 

Heavy metal: in Italia meglio noti come tamarri, amanti dei Manowar, delle pinte da un litro e del chiodo indossato anche con quaranta gradi all’ombra. Vivere nel passato o nel presente non fa differenza: il Regno del metallo non conosce tempo…magari fosse così anche per il fegato. Il loro obiettivo? Il Casino con la “c” maiuscola. Ci credono e non moriranno mai…amano definirsi “defenders”.

 

Thrash metal: gli anni Ottanta che non sopportavano le “fighette glam”. Il thrash nasce come opposizione alla moda del metal patinato e modaiolo. Scarpe da ginnastica bianche, oppure anfibi. Gilet di jeans con toppe ovunque e pantaloni strappati. Slayer, Metallica, Megadeth e ancora Overkill, Sodom, Kreator. Potenza allo stato puro, riffs ipertesi, litri di birra, voci spesso in growl. Un genere che ha scatenato masse informi di metallari d’ogni specie, ha provocato i poghi più violenti e i cori più stonati…e potrei continuare con Testament, Anthrax…ma preferisco fermarmi altrimenti mi commuovo!

 

Power metal: i ragazzini impazziscono strizzandosi gli “zebedei” per raggiungere falsetti insperati. Generalmente il power metaller è pignolo, ipertecnico ed ancorato alle sonorità melodiche delle chitarre degli Helloween.

I temi sono molto legati al medioevo e al genere fantasy, perciò è facile accostare il genere all’epic. Negli anni Ottanta una rivoluzione, negli anni Novanta una piacevole realtà, nel terzo millennio sarebbe ora di cambiare: la storia è stata già scritta.

 

Black metal: ALT! Se pensate che chi ascolta “black” debba per forza essere sempre vestito di nero, adorare Satana e squartare i gatti del vicino, cambiate pagina di navigazione. Chi ascolta il vero black ama in modo viscerale la natura selvaggia della Scandinavia. Boschi, fiordi, mari neri e gelo ovunque. La solitudine aiuta ad apprezzare le sonorità e non importa se il mondo non capisce…esistono molti altri mondi che pochi conoscono.

 

Prog: il genere è molto ampio e talvolta vago: come esempio scolastico si citano i Dream Theater, accusati di essere virtuosi ma freddi asettici. L’ascoltatore medio è molto esigente (o “cagacazzo” a seconda delle opinioni) e riesce ad ascoltare pezzi talvolta superiori ai dieci minuti. Alcuni ritengono che anche i Tool rientrino in questo genere. Ammesso che li si possa definire, i Tool hanno tecnica, idee, neuroni: l’evoluzione più riuscita della psichedelica, l’anello di congiunzione tra musica e matematica.

 

Dark: atmosfere cupe, balli conturbanti, nostalgia talvolta pervasiva: piace molto alle donne, affonda le radici nelle ritmiche fredde dei Sisters of Mercy. Si comincia negli anni Ottanta, talvolta si passa attraverso i Depeche Mode, ma il movimento non si è ancora fermato. La nicchia resiste!

 

Industrial: il nome stesso è significativo. Non ho bisogno di pensarci molto: i Rammstein sono l’inizio, non certo la fine né la sintesi. Mi basta immaginare una fabbrica dismessa, dove le note della vecchia techno rimbombano tra le pareti grigie. Visitate il quartiere di Spandau a Berlino e capirete cosa significa respirare polvere siderurgica con i decibel allo spasmo. Creste, borchie (ma non troppe), trucco e molte cerniere. Il resto aggiungetelo voi se lo ritenete “cool”.

 

EBM: Ballare, ballare, ballare…ma non come i truzzi che affollano le discoteche commerciali. La loro musica non passa in radio, le chitarre, i bassi e le batterie vengono campionate, sintetizzate…insomma mixate! Un’altra nicchia da scoprire tra anfibi alti anche dieci centimetri. I “defenders” lo odiano: ma se riuscissero a rimorchiare cambierebbero rapidamente idea!

 

Crossover: c’è chi ha avuto il coraggio di definirlo la naturale evoluzione del metal. Ammetto di essere fazioso ma credo sia stata una moda del momento alla fine degli anni Novanta. Restano tracce importanti con i Korn (potenti), gli Slipknot (aggressivi) e i System of a Down (originali). Per il resto rimane tutto dimenticato sotto ai pantaloni larghi degli adolescenti.

 

Metalcore: spesso a due voci alternate pulita/growl, un genere molto attivo a partire dal duemila che concentra le passate esperienze di Pantera e Sepoltura con il cosiddetto deathmetal melodico scandinavo di In Flames e Soilwork. Chi suona metalcore oggi è cresciuto nella seconda metà degli anni Novanta ma non ha assorbito totalmente l’onda modaiola del crossover. Cambia l’abbigliamento, ma ragazzi…le movenze le ha inventate Phil Anselmo. Sono ammesse acconciature “rasta” alla faccia dei puristi.

 

Doom metal: molti affermano che sia stato inventato dai Black Sabbath. Personalmente adoro la band inglese ma non sopporto il doom: per me, come dice la parola stessa è una “condanna”…mi addormenta!

 

Death metal: in principio erano i Death. A questo punto, se non fossero nati gli At the Gates, potrei dirvi che basterebbe fermarsi a loro. Molte band, successivamente sono cresciute nella speranza di riemularli, ma forse troppi gruppi sono rimasti invischiati nella dimensione “underground”. Peccato.

 

Viking metal: sì, esiste e agli scandinavi piace molto. Volete bere birra (o sangue ndr) da un corno? Fatelo. Volete adorare Odino? Fatelo. Credete che il Valhalla esista? Fatelo. Se cercate tematiche, sonorità e leggende che possano accompagnarvi in questa cultura millenaria, il viking è ideale. Salutatemi i vichinghi quando passate da Vinland!

 

Rock melodico: concedetemi l’omaggio a Freddy Mercury. Ascolto musica d’ogni tipo, ma una voce così non la sentirò mai più nella vita. The show must go on...e il tempo si ferma qui!

 

Elettronica: Jean Michel Jarre e Mike Oldfield sono stati dei precursori, ma ancora oggi le loro atmosfere danno emozioni. Ricordatevi Tubular Bells e provate a pensare in quale anno è diventato la colonna sonora de “L’esorcista”.

 

Folk: la cultura folk non deve mai essere considerata uno specchio per allodole pronto ad ingannare turisti ed ascoltatori superficiali. Il folklore è l’anima di un popolo e la musica che lo rappresenta ne deve incarnare le peculiarità. Per alcuni aspetti in ogni genere esiste una “vena” di folk, perché ciò che è realmente “tipico” reca con sé radici profonde, sia nel passato che nel presente di una popolazione. 

 

Queste sono le mie impressioni personali, se volete aggiornare, suggerire, correggere o semplicemente esprimere la vostra opinione, contattatemi all’indirizzo   ilcaffeorientale@gmail.com

 

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